mercoledì 13 dicembre 2017   
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XIV assemblea
 Dalla XIV Assemblea    

Al centro della prima giornata assembleare la relazione del presidente nazionale, Franco Miano, che ha ripercorso il triennio con un occhio rivolto all’associazione e alla Chiesa e l’altro verso il nostro Paese e il mondo. A partire dalla "provocazione dell’unitarietà" condotta dall’Ac contro il "rischio della frammentazione, del pluralismo portato all’estremizzazione del relativismo, in ogni ambito". "Da cristiani – ha ribadito Miano – vogliamo raccogliere questa sfida, vivendola anche, in certa maniera, come tentativo di resistenza alle logiche disumanizzanti della società postmoderna. In un’epoca senza padri, in una società che sembra non sapere più nemmeno cos’è la famiglia", "noi – ha sottolineato– ci proponiamo come un’associazione intergenerazionale. Una scelta che diviene importante in un momento in cui i rapporti tra generazioni sono talvolta inesistenti o inautentici, in cui scarseggia un dialogo profondo e la capacità di rapportarsi e confrontarsi in franchezza". Poi, "l’impegno educativo", "elemento caratterizzante" per l’associazione: "Per noi – ha rilevato – l’impegno educativo è impegno di vita", "avvertiamo sempre la necessità di vivere fino in fondo la nostra fede". 

L’attenzione all’Italia, passaggio accolto con particolare entusiasmo dall’assemblea. "Siamo preoccupati per la tenuta morale del Paese", ha denunciato Miano, davanti a "messaggi che vengono lanciati, in Italia e in Europa", che "alimentano il rancore tra Nord e Sud e indicano un deficit di idee e progetti trasversali a tutte le forze politiche". Eppure, ha aggiunto, "girando l’Italia ho visto un Paese migliore di quello che i giornali ci descrivono", con risorse vive e "tra i giovani una grande voglia di partecipazione". "Ma la politica troppo spesso non è capace di valorizzare queste risorse, sembra anzi non volerlo, per la paura di perdere le posizioni acquisite e tradendo in tal maniera la sua missione". Da qui la proposta di "riflettere su alcune questioni, che oggi sclerotizzano la scena politica e la riducono, in certa misura, a mera amministrazione del potere": tra esse "la riforma della legge elettorale, il limite ai mandati parlamentari, la riforma dei partiti e il rapporto tra eletto ed elettore". "Bisogna arrivare a un cambio di classe dirigente, per crearne una che porti novità e passione. E bisogna rimettere al centro il cittadino, con i suoi doveri e i suoi diritti, come afferma la Costituzione, che difendiamo con forza – ha concluso – perché abbiamo contribuito a scriverla".

La storia e il futuro, l’impegno democratico, l’attenzione alla famiglia, l’unitarietà, la capacità di accogliere. Sono alcuni dei temi affrontati dal presidente dell’Ac nella sua replica finale. "La nostra storia – ha sottolineato – va sempre più considerata come strumento prezioso al quale attingere. Non è atteggiamento da nostalgici, ma capacità di saper raccogliere un’eredità rinnovandola", poiché nel recupero del "senso di un’origine" vi è "il futuro". In secondo luogo, Miano ha messo in evidenza "il filo ininterrotto d’impegno dalle assemblee parrocchiali fino a qui", chiedendo di "inaugurare una stagione in cui si riflette appieno su cosa significa la democraticità", affinché "un valore forte e importante come questo non si perda. È il nostro modo per renderci partecipi della vita della Chiesa e del Paese, ed è il nostro primo servizio all’Italia: dobbiamo essere all’altezza di questo contributo democratico che proponiamo". Sull’attenzione alla famiglia, il presidente dell’associazione ha annunciato "sconti nelle quote di adesione per le famiglie, in particolare quelle con 4 o più componenti. Non è – ha precisato – un modo per rendere meno significativa l’adesione, ma per sottolineare l’attenzione alla famiglia anche attraverso questo gesto di ‘appartenenza’ all’Ac". Infine, l’accoglienza del prossimo, con riferimento in particolare ai migranti che approdano sulle nostre coste, e che dovrebbero sperimentare quella "capacità di accoglienza che dobbiamo avere con tutti". "Cacciare indietro persone per noi non è possibile, è come se cacciassimo indietro il Signore Gesù", ha rimarcato con forza, ricordando che gli immigrati "sono persone che comunque cercano Dio, perché Dio non è lontano dia poveri, dalle persone deboli e sole, dai più autentici bisogni di ogni vita umana". 

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Messaggio dell'AC alla Chiesa ed al PaeseEnea ScarlinoDocumenti11/05/201131,23Download
Programma XIV assembleaEnea ScarlinoProgramma09/05/201180,60Download
Sintesi intervento Franco MianoEnea ScarlinoRelazione10/05/201133,36Download
Intervento Mons. SigaliniEnea ScarlinoRelazione10/05/201137,40Download
Avvenire 6 maggio 2011 Enea ScarlinoArticolo10/05/2011148,59Download
Consiglio nazionale 2011/2014Enea ScarlinoConsiglio nazionale10/05/201135,94Download
Documento assembleareEnea ScarlinoDocumenti09/05/201190,30Download
   
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